|
Lì dove il medico ed il paziente
non "guariscono"
Nelle patologie, dove il fallimento è alto, le risorse cognitive escono
frustrate dalle basse percentuali di riuscita che hanno le tecniche usate nella fecondazione assistita,
in oncologia o per la cura delle malattie degenerative.
In ogni caso vi è un accanimento su due fronti, quello del medico e
quello del paziente, entrambi orientati al conseguimento di un obiettivo difficilmente
raggiungibile.
Tra i loro vissuti, però, vi è una
notevole differenza:
- per il medico la sconfitta mina solo le basi della sua identità professionale
- per il paziente il fallimento mette in discussione il suo intero essere.
Nasce la necessità di
costruire una nuova relazione medico-paziente.
Il medico che si occupa di questi delicati settori oltre che
curare ill momento diagnostico/ terapeutico dovrà rafforzare le proprie
capacità relazionali.
Una migliore relazione con il paziente permetterà di
entrare empaticamente in uno spazio ad alto carico
emotivo gestendo meglio le proprie e le altrui emozioni.
Il paziente, a sua volta, va orientato
a non affidare la propria patologia al medico dandogli
l’intera responsabilità della sua risoluzione.
Egli va piuttosto invitato a riflettere sulla propria
condizione e sugli esiti che da essa derivano. Solo
attraverso la riflessione sarà in grado di
costruire una nuova realtà che continui a
dare senso e dignità alla propria vita.
È in questa ottica che nasce IRPACE onlus Istituto
di Ricerca di Psicologia per l’Alto Carico Emotivo.
|