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Nessuna funzione umana è così
carica di contenuti emozionali come quella riproduttiva.
Un
numero sempre maggiore di studi sostiene la stretta
connessione, nella sterilità, tra l’aspetto
organico e
quello psicologico.
La
coppia che inizia una terapia per sottoporsi ad una
tecnica di PMA entra, prima che in uno spazio tecnico
medico, in uno spazio emotivo in cui si sente diversa,
menomata. Si esaspera così una condizione che
stimola paura-aggressività nei confronti del
mondo così detto
“normale”.
I sentimenti che si producono: rabbia, paura
vergogna panico invidia impotenza.
Prorompono
già al momento della diagnosi ma si acuiscono
durante l’itinerario terapeutico, nel momento
dell’attesa degli esiti o del fallimento della
tecnica alla quale sono stati sottoposti.
Il centro di PMA come contenimento protettivo.
Lo
spazio medico al quale la coppia si affida diventa il
contenimento protettivo a cui delegare la speranza della
soluzione del loro problema.
In
tal senso, agli occhi del cliente, il detentore della
tecnica viene investito di poteri quasi magici capaci
di riparare l’integrità dell’identità
di specie.
La doppiezza della statistica.
L’impossibilità
ad aver un figlio o l’insuccesso della tecnica
usata non trova sufficiente conforto nella percentuale
statistica benché questa sia ben conosciuta tanto
dal medico che dal paziente.
Spesso,
quando si registra un fallimento [statisticamente nel
70% dei casi], esso viene vissuto dal paziente come
lutto e dall’equipe come ferita al sé professionale.
L’innalzamento dell’ansia e della
depressione.
Il
fallimento produce ansia depressione tra i pazienti
ed una diffusa mancanza di partecipazione emotiva del
personale medico ( burn-out ).
La necessità di risolvere positivamente
i fattori emotivi.
Prima
che la coppia prenda in considerazione un possibile
intervento è necessario dunque che i fattori
emotivi, sempre presenti in caso di sterilità,
vengano risolti positivamente.
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